Sant'Antonio dei Portoghesi, interno della Chiesa

Sant’Antonio dei Portoghesi: la chiesa dai tesori nascosti

30/12/2021
Blog SaintsTour

Sant’Antonio dei Portoghesi è uno scrigno opulento sfavillante di marmi policromi, dunque non lasciatevi ingannare dalla facciata stretta e piuttosto sobria, pur nelle sue volute barocche.

Siamo nel cuore del Campo Marzio, ed in effetti il vero nome della chiesa è Sant’Antonio in Campo Marzio; la titolazione ai portoghesi deriva dall’attribuzione del luogo di culto alla comunità nazionale dei devoti che, ogni anno, giungevano in pellegrinaggio a Roma. Fu fondata nel 1455 sul luogo in cui sorgeva un ospizio dotato di una piccola cappella di proprietà della nobildonna Guiomar de Lisboa, anche se assunse l’aspetto attuale solo a partire dal 1624, quando iniziarono i lavori di ampliamento resi possibili dall’acquisizione di proprietà adiacenti.

Il progetto venne affidato a Martino Longhi il Giovane (autore della facciata a due ordini), al quale subentrò nel 1674 Carlo Rainaldi.

Sant’Antonio dei Portoghesi: la struttura

I tre portoni di ingresso immettono in un ambiente a croce latina, lungo le cui navate si aprono sei cappelle. Una di queste, quella dedicata a San Giovanni Battista, fu commissionata nel 1740 dal sovrano del Portogallo in persona; progettata da Nicola Salvi (l’architetto di Fontana di Trevi) e Luigi Vanvitelli, venne concepita come una sorta di prefabbricato, composto da moduli indipendenti. Una volta ultimata e consacrata, la cappella venne smontata, caricata su tre navi ed inviata in Portogallo affinché fosse riassemblata nella chiesa di San Rocco a Lisbona, dove può essere ammirata ancora oggi.

Altre due “chicche” sono costituite dalla stele funeraria di Alessandro de Souza Holstein – una delle opere romane meno conosciute di Antonio Canova, realizzata nel 1808 – e dalla pala raffigurante la Vergine in trono con il Bambino tra Sant’Antonio e San Francesco, una delle pochissime tele di Antoniazzo Romano pervenute sino a noi.

Prima di accomiatarsi da questo piccolo e sfolgorante scrigno barocco, infine, vale la pena dedicare un ultimo sguardo al bellissimo organo messo in opera nel 2008, su progetto di Jean Guillou, dotato di quattro tastiere e ben sessanta registri.

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