Arco degli Acetari, come in presepe nel cuore di Roma

Come in un Presepe: l’Arco degli Acetari

28/11/2021
Blog SaintsTour

Presepe o opera d’arte? Quello di cui vi vogliamo parlare, in effetti, non è affatto un’opera d’arte. Un semplice cortile di un altrettanto semplice caseggiato di origine medievale, ma in grado di riportare indietro nel tempo, anche il più scettico e disincantato dei visitatori. In questo luogo, infatti, è come riuscire a fare un salto in un passato cristallizzato e perenne.


Siamo nel Rione Parione, in Via del Pellegrino, per la precisione, a due passi dalla vivacissima ed affollata Campo de’ Fiori. Al civico 18, si apre un arco a sesto ribassato, che immette in uno stretto passaggio coperto da una pesante travatura. Non lasciatevi scoraggiare dal suo aspetto buio e poco attraente, ma abbiate il coraggio di percorrerlo fino in fondo.

Sbucherete in una piazzetta appartata, delimitata da basse abitazioni con scalette e balconcini. Il tutto ingentilito dagli immancabili vasi di gerani, rivestiti da caldi intonaci color ocra e punteggiate di arbusti rampicanti.

Presepe a Campo de’ Fiori: chi erano gli “acetari”

Più che a Roma, sembra di trovarsi in un piccolo paese di epoca indefinita. Un piccolo presepe per l’appunto. Immaginate qui, ciabattini al lavoro, donne con la cesta sulla testa e monelli scalzi che giocano a campana. Lontano dalla confusione cittadina, sarete avvolti dal silenzio e dagli appetitosi e netti odori della cucina popolare romana. Non sarà un’opera d’arte, ma un tale salto indietro nel tempo è quasi come un miracolo. Ma chi erano gli “acetari” da cui il luogo prende il nome?

Come spesso accade nella nostra città, l’interpretazione non è univoca. Molti li identificano con i venditori di aceto, che però, tecnicamente, appartenevano alla corporazione degli osti. Secondo altri, la denominazione deriverebbe da una famiglia di acquaioli, che vendevano tale acqua, nel vicino mercato di Campo de’Fiori.

L’acqua acetosa non è altro che un’acqua particolarmente ricca di ferro, dalle proprietà curative, che sgorga dall’omonima fontana fatta costruire da papa Paolo V nel 1619 nell’odierno quartiere Parioli. Nel XVII secolo era assai ricercata ed apprezzata. Mescolata a zucchero e piccole dosi di aceto, veniva venduta quale bevanda corroborante e depurativa, oltre che buona e dissetante.

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